LA GRANDE MENZOGNA di V. GIAGANTE – L. KOCCI – S. TANZARELLA

LA GRANDE MENZOGNA di V. GIAGANTE – L. KOCCI – S. TANZARELLA

15,00

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Descrizione

Lo sapevate che mentre i cappellani militari italiani – a cui venne proibito di utilizzare la parola “pace” –
benedivano le armi che servivano ad uccidere o intonavano Te Deum di ringraziamento per le stragi perpetrate nei
confronti dei nemici, plotoni di prostitute venivano inviate dagli Stati maggiori al fronte per tenere alto il morale
della truppa? Che nonostante la martellante propaganda e l’esaltazione dell’eroismo dei soldati, suicidi,
automutilazioni, disturbi mentali di ogni tipo e alcolismo erano tra i fenomeni più diffusi tra i militari in trincea?
Che le mazze ferrate erano tra gli strumenti in dotazione agli eserciti per finire come bestie al macello i soldati
agonizzanti, specie dopo aver usato contro di loro i gas asfissianti? Che i fanti che esitavano a lanciarsi all’assalto
del nemico venivano trucidati dai carabinieri appostati alle loro spalle? Che per essere fucilati bastava anche solo
tornare in ritardo dopo una licenza, oppure venire sorpresi a riferire o scrivere una frase ingiuriosa contro un
superiore? E che ai prigionieri di guerra italiani, considerati vili, imboscati e disertori, il nostro governo, unico tra i
Paesi belligeranti, non inviò alcun aiuto che ne alleviasse le terribili condizioni di detenzione?
Questi ed altri fatti sono noti agli studiosi ed agli specialisti ma non al lettore (italiano) medio, perché buona parte
della pubblicistica divulgativa ha quasi sempre presentato la prima guerra mondiale in termini eroici,
ridimensionando o nascondendo gli aspetti più tragici del conflitto.
Questo libro – in una nuova edizione ampliata dopo quella del 2015 – vuole invece raccontare in maniera
documentata e rigorosa, ma con un ritmo agile e un approccio adatto anche ai “non addetti ai lavori”, alcune delle
questioni meno conosciute e più controverse dell’ingresso, della partecipazione e della memoria della “grande
guerra” degli italiani. Un “antidoto” alle celebrazioni retoriche ed acritiche del centenario della fine della I guerra
mondiale. Un invito ad una memoria generatrice di coscienza, che sia strumento per leggere il presente e
soprattutto produrre futuro. Il più possibile diverso dal passato che ancora grava, pesantemente, sulle nostre
spalle.

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