I Sette Specchi Esseni e il Magico Mondo dei Rapporti Felici

Ragazza col soffione  Opera di Carla Bedini – Courtesy Galleria Ca’ di Fra’, Milano

 

Fra le molteplici pratiche, la Scuola Iniziatica degli Esseni adottava come tecnica di sviluppo dell’auto-conoscenza quella conosciuta sotto il nome dei sette specchi. Con la distanza che la storia ci permette di avere, e grazie a tutte le recenti scoperte sia archeologiche che scientifiche, ognuno di noi oggi può accorgersi che varie chiese cristiane istituite hanno speso molta energia per nascondere l’esistenza di una Scuola Iniziatica eterna, all’epoca conosciuta sotto il nome di Fratellanza Essena-Nazarena.

Questa Scuola dei Misteri era molto conosciuta all’epoca del Maestro Gesù. Tutti sapevano che gli Esseni-Nazareni erano la Scuola dalla quale provenivano tutti i profeti più grandi d’Israele. La gente li considerava i diretti eredi degli insegnamenti segreti trasmessi da Mosè ad un gruppo di ben settanta discepoli. Circolavano voci relative all’alto sapere degli antichi egiziani, ai quali Mosè era stato iniziato e che era conosciuto da tutti in quel tempo.

Benché questa Scuola essenica-nazarena disturbasse gran parte del potere istituito dei tempi, gli Esseni, generalmente, piacevano molto alla gente del popolo e venivano rispettati per la loro onestà, il loro pacifismo, la loro generosità e soprattutto per la loro immensa saggezza e per i loro talenti di guaritori devoti e impegnati a servire indistintamente sia ricchi che poveri.

 Gli Esseni sono stati dunque un antico popolo noto soprattutto per l’alto livello di coscienza di cui siamo venuti a conoscenza grazie a una miriade di fonti, ufficiali e non, dai Manoscritti del Mar Morto alla Scuola della Spiritualità di Pier Franco Marcenaro, ai testi della contattista  e ricercatrice spirituale Anne Givaudan, e molti altri.

Secondo la teoria dei sette specchi, il mondo manifesto non sarebbe che il riflesso del nostro mondo interiore, così come più di recente grandi maestri spirituali come P. Yogananda ci esortano a ricordare: “Noi non siamo che il sogno/riflesso/proiezione di Dio”.
I Manoscritti da cui abbiamo preso spunto per osservare la chiave dei rapporti umani secondo questa visione sono stati diffusi e analizzati da Gregg Braden, geologo e ricercatore spirituale di fama internazionale.
Gli specchi ci parlano del percorso a ostacoli che è la vita, ci indicano come interpretare simbolicamente i nostri rapporti interpersonali e come il mondo esterno possa improvvisamente diventare una grande enciclopedia da consultare, al fine di diventare esseri spirituali sempre più coscienti e pieni di Luce!

La stessa Psicologia ufficiale parla della proiezione descrivendolo come il meccanismo di difesa secondo cui ogni essere umano, di fronte ad emozioni, sensazioni, riflessioni o vissuti ritenuti per qualche ragione inaccettabili alla propria coscienza, tende ad estromettere tali contenuti dalla propria realtà interiore e ad attribuirli a persone e/o situazioni esterne, gettando così strali di inconsapevolezza e occasioni di innumerevoli fraintendimenti nel vasto campo “amato e temuto” delle relazioni interpersonali.

Conosciamo quindi più da vicino ognuno dei sette specchi, coscienti del fatto che per vivere relazioni interpersonali veramente autentiche e soddisfacenti è indispensabile conoscere bene l’essenza e la fenomenologia dei vari tipi di proiezione che mettiamo in atto la maggior parte delle volte a nostra insaputa, in modo tale da poterle gradualmente ritirare ed entrare così nel magico mondo dei rapporti felici!

1- Il primo specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il primo specchio esseno è quello della nostra presenza nel momento presente.”

Questo specchio ci indica l’importanza della consapevolezza di essere vivi: avere un corpo, un cuore che batte e un respiro. Questa attenzione al nostro ritmo vitale ci introduce al lavoro interiore. Considerando gli specchi esseni come un vero e proprio percorso, questa prima tappa di ascolto e conoscenza del nostro corpo e degli organi della sua corretta percezione (il cosiddetto settimo senso, di cui parleremo ampiamente in un prossimo articolo) è essenziale per svolgere il lavoro con i successivi. Praticamente questo è lo specchio che, a stadi avanzati, ci permette di essere coscienti delle infinite sincronicità che si realizzano continuamente fra noi e l’ambiente, e che sono visibili soltanto ad un occhio ben allenato alla Presenza mentale nel qui ed ora.

2- Il secondo specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il secondo specchio esseno dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente ma è un po’ più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente.”

Mentre nel primo specchio si svolge il lavoro di auto-osservazione, nel secondo ritroviamo l’osservazione di ciò che giudichiamo negli altri come qualcosa che non riconosciamo di noi. Questo specchio ci fa capire quanto siano importanti gli altri per conoscere noi stessi.
Ogni volta che interagiamo con qualcuno e osserviamo le nostre reazioni facciamo un passo evolutivo insieme e grazie all’altro. Osservarci mentre difendiamo il nostro giudizio nei confronti di qualcuno ci porta a capire l’inutilità (e la realtà) dell’emozione provata: probabilmente qualcosa che l’altro ci permette di vedere e riconoscere meglio, ma in sostanza qualcosa che ci riguarda da molto vicino, e  che stentiamo ancora a riconoscere ‘nostro’. Questo specchio ci insegna che se qualcosa – o qualcuno –  non ci piace non abbiamo bisogno di combatterla, e che solo allora smetteremo di dargli forza, interrompendo la perdita di energia vitale verso situazioni che non amiamo e conservandola per il nostro ordine interiore.
Se giudico una persona sono in suo possesso!
Osserviamo nel momento presente ciò che stiamo giudicando: se proviamo un’emozione, tipo rabbia o risentimento, ciò che stiamo giudicando ci ha resi suoi schiavi.
Se invece riusciamo a liberarcene con un sorriso, siamo nella condizione di discernere e andare oltre. Liberi di vivere eventi che ci faranno provare senz’altro emozioni superiori, che sia una nuova relazione d’amore con un partner più adatto, o un rapporto di amicizia, di lavoro e così via.
Se poniamo l’attenzione sul perché è capitato un evento siamo meno schiavi dell’emozione. Improvvisamente è come se ci regalassimo degli occhiali speciali che ci permettono di cambiare il punto di vista.
Un’arrabbiatura meccanica osservata nel momento presente, per il fatto stesso di essere riconosciuta come parte di noi, si trasforma e ci libera della sua ingombrante presenza. Riconoscere di avere torto nasconde una potenza enorme!
Ammettere i propri limiti, ci libera dalle gabbie della perfezione. Ma attenzione! La rabbia non è affatto sbagliata di per sé! Basta osservare come la esprimono i nostri amici animali per rendercene conto: la rabbia è né più né meno un canale di comunicazione che ci consente di avvisare gli altri (oltre che noi stessi) di quando qualcosa proprio non ci piace, però è importante imparare a distinguere la rabbia sana da quella patologica: la prima si esprime nel momento presente e non lascia strascichi emotivi, in altre parole né rimuginio mentale né risentimento verso gli altri o verso noi stessi.

3-Il terzo specchio esseno dei rapporti recita così:

“Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Possono venir prese, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancor ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi.”

Questo specchio analizza l’entrata in scena nelle nostre vite di persone dalle quali ci sentiamo inspiegabilmente attirati: la persona in questione mi mostra delle parti di me che sono andate perdute nel corso della vita.
Viene e mi ricorda chi sono. A cosa sono destinato.
A una mente poco attenta potrebbe sembrare un sorprendente innamoramento, una “cotta” improvvisa, un colpo di fulmine.
Questo rapporto potrebbe invece essere l’inizio di una grande amicizia o di una fase di vita di grandi condivisioni, dove non è importante se l’altro sia uomo o donna. Non è una questione di sesso, ma di messaggio!
Lo specchio si presenta per ricordarci dove abbiamo cambiato strada per nostra scelta; quali allontanamenti sono stati imposti dal ritmi di vita; quali persone si sono impossessate (per nostra assoluta concessione) di parti importanti del nostro tempo.
Se siamo ingabbiati in emozioni inferiori penseremo si tratti dell’uomo /donna della nostra vita. Ma la maggior parte delle volte non è così, non esistono principi azzurri o principesse. I rapporti, anche quelli tra partner, ci mostrano una strada per crescere insieme e, paradossalmente, sono tanto più reali quanto più nascono al di là di attrazioni irresistibili, soddisfazione di bisogni e riempimento di vuoti interiori.

4- Il quarto specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui teniamo di più. Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo.”

Le nostre dipendenze possono essere delle gabbie perenni nelle quali ci rifugiamo pur di non prendere contatto con delle parti più grandi di noi.
Tutta una parte di crescita nella nostra vita può venire sottratta quando non c’è equilibrio.
Subentra un abuso di abitudini e meccanismi condizionanti che ci possono addirittura allontanare dalle persone che ci amano, ci tolgono energie vitali per i nostri scopi e le nostre aspirazioni più alte, e rischiano di azzerare il valore interiore al quale ognuno può accedere. Questi abusi, se portati all’eccesso, ci portano fuori asse e ci lasciano fuori asse. Gli esempi sono molteplici: alcool, nicotina, droghe, farmaci, dipendenze emotive, sesso, cibo, denaro, i pensieri ruminanti e associativi e così via.
Ognuno di noi, con una osservazione neutra di Sé, può arrivare a capire, se lo vuole davvero, dove si sta boicottando da solo, dove condiziona la sua vita, dove sta perdendo preziose  energie, dove si racconta delle scuse o delle balle, dove recita un ruolo, dove esagera, dove praticamente non ha ancora messo l’adeguata dose di amore, prima di tutto verso se stesso.

5- Il quinto specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il quinto specchio esseno è forse il più potente in assoluto, perché ci permette di vedere meglio e più profondamente degli altri la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro.
Attraverso questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi come il più sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cioè il rapporto fra noi e la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire l’spetto maschile e femminile del nostro Creatore, in qualunque modo lo concepiamo.”

6- Il sesto specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il sesto specchio esseno dei rapporti umani ha un nome abbastanza infausto, infatti gli antichi lo chiamarono l’Oscura notte dell’anima. Attraverso un’oscura notte dell’anima, ci viene ricordato che la vita tende verso l’equilibrio, che la natura tende verso l’equilibrio e che ci vuole un essere estremamente magistrale per bilanciare quell’equilibrio.”

Il percorso degli specchi ci porta questo sesto passaggio riguardante il rapporto con noi stessi.
L’oscura notte dell’anima è un nome che richiama ancestrali paure e in effetti: è proprio il ponte di passaggio tra paura e coraggio per la sublimazione della nostra crescita interiore.
Operare un distacco dal mondo così come lo conosciamo, richiede volontà, sforzo e coraggio. Quanto più ci amiamo, più questo passaggio è alleggerito. Se nostre paure, i nostri mostri da sconfiggere sono molti e le ombre che abbiamo dentro sono pressanti, la notte oscura sarà un’esperienza forse dolorosa. Ma se lasciandoci andare ci poniamo in una situazione di amore, accettazione, distacco consapevole e osservazione, tutto sarà più rapido e per certi versi anche prezioso.
L’ombra è la nostra parte inconscia. Il nostro territorio inesplorato, il bosco buio dal quale ci teniamo alla larga perché non sappiamo cosa possa nascondere. Tenere lontano quello che ci fa paura è quello che ci fa stare tranquilli. Anche le navi sono tranquille nel porto, ma non è per rimanere nel porto che sono nate. Devono uscire, affrontare il viaggio, le tempeste e poi la quiete. Dobbiamo passare nella nostra ombra. Affrontare la nostra parte non illuminata nasconde una crescita non paragonabile a nient’altro.
L’ombra, proprio perché rimane non affrontata e nel buio, agisce indisturbata e condiziona molti dei nostri comportamenti. Saperla riconoscere riequilibra le forze al nostro interno, la famosa armonia degli opposti. Se non ci occupiamo noi della nostra ombra, prima o poi sarà lei a farsi viva nei modi più inaspettati attraverso le emozioni inferiori, libere di fare di noi quello che noi gli permettiamo. Le emozioni irrisolte, i dubbi, le preoccupazioni, i timori e così via si accumulano in un posto detto inconscio che si fa vivo nei sogni sotto forma di simboli e nella realtà sotto forma di rapporti. Entrare in contatto con il nostro lato buio è il rapporto più intimo e fruttuoso che possiamo vivere in tutta la nostra vita. L’ombra è una fedele compagna che ci segue sempre, è molto silenziosa e aspetta solo noi per essere liberata. Una volta compiuto il salto nel buio ci si accorge che non si cade da nessuna parte. Siamo sempre qui, siamo sempre noi, ma con una consapevolezza di noi più alta. Passare dentro la nostra ombra ci libera. La notte oscura ci traghetta verso il nostro equilibrio, è una risorsa preziosa per la nostra evoluzione personale. Il potenziale energetico della nostra forza interiore viene trasmutato con l’utilizzo consapevole della luce ed esplode all’esterno.
Ci viene chiesta la possibilità di affidarci a noi stessi. Dietro la notte oscura si cela l’apertura del cuore. Ecco perché è molto difficile trovare il vero amore prima di aver fatto questo passo! Dobbiamo imparare a non confondere più l’amore, che è dono, dall’innamoramento , che spesso è bisogno infantile (quindi accompagnato da tratti di urgenza e necessità) camuffato di tinte rosé.

7- Il settimo specchio esseno dei rapporti recita così:

“Il settimo specchio esseno era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile. È lo specchio che ci chiede di ammettere la possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé è perfetta e naturale. A parte il fatto che si riescano o meno a raggiungere i traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere.”

Quale immensa libertà nel riconoscere in tutte le meraviglie del Creato che tutto è perfetto così com’è!
Questo è lo specchio più ampio dei sette, nel quale l’intero Creato diventa Uno e finalmente è riconosciuto come vibrazione del mio mondo interiore.
Tutto è dentro di me e Tutto è perfetto.
L’Io diventa l’unico punto di riferimento certo, grazie ai risultati che raggiungiamo.
Dopo aver davvero affrontato e integrato un’esperienza o un dolore, questo non si ripresenta. Nessuno potrà spiegare meglio di noi la nostra verità, poiché è la strada che abbiamo scelto fin dall’inizio e l’abbiamo affrontata.
Occhio però: dire che tutto è perfetto così com’è non ci esime dal lavorare sodo per migliorare noi stessi e la qualità della nostra vita! Tutt’altro! Tutto è perfetto così com’è significa “semplicemente” che tutto ciò che stiamo vivendo qui ed ora non è che il risultato PERFETTO di una miriade di cause e concause che abbiamo posto all’inizio della serie delle nostre incarnazioni sul Pianeta Terra, e non l’ingiustizia di un governo ostile o di un Dio malevolo, assente o vendicativo.

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