L’involuzione della specie: da PCI a PDS, DS, Ulivo e PD di Gianluca Ferrara

10 anni del PD. L’involuzione della specie: da PCI a PDS, DS, Ulivo e PD

di Gianluca Ferrara

Oggi in molti festeggiano i 10 anni della nascita del partito democratico. In realtà si tratta di un compleanno dove il festeggiato non può spegnere alcuna candelina perché in esso non c’è alcun soffio vitale. È un partito nato cadavere che ha ucciso la sinistra italiana, attraverso la lenta transizione da PCI a PDS, DS, Ulivo e PD fino all’alleanza con Angelino Alfano fondatore di un partito che si chiamava Nuovo Centro Destra, poi cambiato in Alternativa popolare in base all’esigenza semantica del momento. Con il PD di Renzi si conclude il tradimento di una storia scritta da tante donne e uomini che credevano che ci potesse essere un’alternativa al fascismo e alla sudditanza statunitense e sovietica.

Tuttavia, ipotizzare che i problemi del nostro Paese siano attribuibili al PD o a Forza Italia temo sia un’analisi superficiale che avvantaggia coloro che muovono i politici come marionette. I politici sono i killer della democrazia ma non i mandanti. A poco serve arrestare i killer se poi i mandanti restano al loro posto. La salvezza è uscire dal fango della politica della rappresentanza che impantana l’aspirazione al cambiamento di tanti cittadini. Le faide tra e nei partiti servono solo a distrarre dai veri temi che vengono celati dalle élite dominanti.

 Un cittadino consapevole che desidera un reale cambiamento che vada al di là degli slogan dei politici deve avere almeno 5 punti di riferimento.

Prima di tutto occorre capire chi vuole realizzare un cambiamento culturale in grado di determinare una rivoluzione sociale e non politica. La rivoluzione sociale punta a forgiare culturalmente un popolo libero e consapevole e a rimettere in discussione il copione della storia e non gli attori che recitano una parte scritta da altri. E per questo occorre del tempo. Oggi, i leader (termine nefasto) dei partiti cercano il consenso a tutti i costi cambiando le proprie posizioni in base alla convenienza elettorale del momento. Si tratta di traditori seriali, di pavidi dinanzi al vero potere rappresentato dalla finanza internazionale, dalle multinazionali e da quel “complesso militare industriale” che detta la linea politica.

Secondo punto che un cittadino dovrebbe tenere in considerazione è comprendere chi vuole pragmaticamente transitare da una democrazia della rappresentanza a una democrazia della partecipazione, cioè quella diretta. L’obiettivo è avvicinarsi il più possibile a quel progetto di democrazia iniziato con Pericle nell’Atene del V° secolo a.c.

Terzo faro fondamentale che un cittadino deve seguire per giungere a un cambiamento che sia sostanziale e non formale è rappresentato da chi mira a mettere in discussione il paradigma neoliberista e il sistema della crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite. Una corsa folle che sta causando epocali cambiamenti climatici e crescenti guerre per il territorio.

Quarto punto è diffidare da coloro che aizzano la guerra tra popoli (e tra poveri) dividendo il mondo tra bianchi e neri, tra immigrati e autoctoni, tra donne e uomini, tra cattolici e mussulmani etc. Il rispetto delle identità e delle tradizioni è fondamentale ma le divisioni sono scientificamente create. Negli Stati Uniti d’America del 1800, il grande  terrore che aveva l’élite al potere era che gli indiani d’America, i neri schiavi e i bianchi poveri si coalizzassero. L’incubo era che unendo le forze potessero sovvertire il loro potere. Per evitare ciò seminavano razzismo e divisioni. Oggi, come sempre, la storia si ripete e sarebbe auspicabile imparare da essa invece di perseverare nel medesimo errore.

Ultimo punto è credo sia giunto il momento di far nascere una forza politica coraggiosa che voglia liberare l’Italia dal militarismo e dalla sudditanza con gli Stati Uniti. Perché a 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale e a quasi 30 dalla caduta nel muro di Berlino nel nostro Paese ci sono 140 basi Usa e 70 ordigni atomici?  Da chi ci devono difendere tali strumenti di morte che violano il Trattato di non proliferazione nucleare del 1969 e ratificato nel 1975 dall’Italia? Come imposto da Trump e subito fedelmente accettato da Gentiloni l’Italia dovrà alzare al 2% del PIL la spesa in armamenti, significa che sborseremo circa 100 milioni di euro al giorno. Perché non usare tali capitali per investirli in sanità, educazione culturale e ambientale e trasporti pubblici?

Mentre i politici fanno finta di litigare sulla tolda del Titanic siamo giunti a un bivio storico importante. Loro non ci salveranno. Occorre imboccare tutti insieme la strada giusta.

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